Il Mondo della Reumatologia

con il Dott. Tricarico

In questo spazio dedicato alla salute e al benessere, il Dott. Tricarico, reumatologo a Bari,  condivide la propria expertise nel campo delle patologie reumatiche, offrendo un approfondimento su malattie, trattamenti innovativi, e le ultime novità dalla ricerca medica.


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Dal sito SIR (Societa' Italiana di Reumatologia)


Sclerodermia, la malattia che strinse le mani di Paul Klee

Oggi le nuove cure cambiano la prognosi ma diagnosi ancora in ritardo di 5-7 anni

29 giugno 2026 / Reumatologia

Era il 1935 quando al celebre pittore Paul Klee fu diagnosticata la sclerodermia. Morì cinque anni dopo, il 29 giugno del 1940, mentre la malattia gli aveva progressivamente indurito le mani e i polmoni, rubandogli il fiato e la mobilità delle dita. Se si ammalasse oggi, la sua storia sarebbe molto diversa.

In ricordo di Klee — e di tutti i pazienti che convivono con questa patologia — ogni anno il 29 giugno si celebra la Giornata Mondiale della Sclerodermia. Un'occasione che la Società Italiana di Reumatologia (SIR) coglie per fare il punto su una condizione di cui in Italia soffrono oltre 20.000 persone, con un picco di esordio tra i 20 e i 40 anni.

“La sclerosi sistemica — questo il nome scientifico della sclerodermia, dal greco ‘pelle dura’ — è una malattia rara autoimmune che colpisce i vasi sanguigni e innesca un processo fibrotico, ossia una produzione eccessiva di tessuto cicatriziale”, spiega il Presidente SIR Andrea Doria. “Questo materiale, utile per riparare una ferita, se prodotto in eccesso si accumula nella cute e negli organi, come polmoni, cuore, apparato gastrointestinale e reni, che diventano progressivamente più duri e meno capaci di svolgere le loro normali funzioni. Non è, dunque, solo una malattia della pelle. Oggi, per affrontarla, disponiamo di conoscenze e strumenti terapeutici impensabili fino a pochi anni fa. La vera sfida resta anticipare la diagnosi e garantire ai pazienti un accesso tempestivo alle cure. La consapevolezza dei cittadini e dei professionisti sanitari è il primo passo per cambiare la storia naturale della malattia”. (continua)

 


Fibromialgia: nelle donne è più invalidante

In arrivo le nuove linee guida nazionali SIR sulla patologia

25 maggio 2026 / Reumatologia

La fibromialgia non solo colpisce le donne più degli uomini (con un rapporto stimato di circa 3 a 1) ma lo fa anche in modo diverso. Un recente studio condotto sui dati del Registro italiano della patologia[1], istituito dalla SIR, mostra che le donne presentano una maggiore compromissione fisica rispetto agli uomini, pur riportando una gravità complessiva della malattia simile. In altre parole, il peso della fibromialgia sulla capacità di svolgere attività quotidiane sembra essere più marcato nelle pazienti donne. “I dati del nostro Registro confermano l’importanza di un approccio sempre più personalizzato alla fibromialgia, capace di considerare non solo i sintomi fisici, ma anche le differenze biologiche, sociali e psicologiche fra pazienti”, commenta Andrea Doria, Presidente della Società Italiana di Reumatologia.


“Adesso siamo al lavoro per la stesura delle nuove linee guida SIR sulla gestione della fibromialgia che verranno pubblicate dopo l’estate. Inoltre, stiamo implementando ulteriormente il Registro di patologia: vogliamo raccogliere dati su un numero sempre più ampio di pazienti per identificare gruppi con caratteristiche simili e orientare meglio le terapie. Il prossimo passo sarà seguire i pazienti nel tempo, per capire come evolve la malattia sotto trattamento e individuare i fattori che possono predire la risposta alle cure. Per farlo sarà fondamentale coinvolgere sempre più centri specializzati e aumentare la possibilità di effettuare follow-up ripetuti”, conclude il professor Salaffi.


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Spondiloartrite assiale: fino a 9.000 nuove diagnosi ogni anno

Non è solo mal di schiena, attenzione a uveite, malattie intestinali e psoriasi

24 maggio 2026 / Reumatologia

Un mal di schiena che dura da almeno tre mesi, che peggiora di notte e migliora con il movimento. Un disturbo spesso sottovalutato, che può accompagnare i pazienti per lungo tempo prima di arrivare a una diagnosi corretta. È la spondiloartrite assiale, malattia infiammatoria cronica che colpisce soprattutto giovani adulti, e che ancora oggi può essere riconosciuta con un ritardo medio di 8-10 anni. La Società Italiana di Reumatologia (SIR) richiama l’attenzione sulle complicanze spesso sconosciute della spondiloartrite assiale, che può arrivare a coinvolgere occhi, intestino e pelle.

“La spondiloartrite assiale è molto più di un semplice mal di schiena”, evidenzia Andrea Doria, Presidente SIR e Professore di Reumatologia presso l’Università di Padova. “Rappresenta una famiglia di malattie che riguardano principalmente la colonna vertebrale e le articolazioni sacroiliache ma possono interessare anche altre articolazioni e diversi organi. In Italia si stimano circa 15 nuovi casi ogni 100.000 abitanti all’anno, pari a oltre 8.000-9.000 diagnosi. A differenza del passato, quando la spondiloartrite era considerata quasi esclusivamente maschile, oggi il rapporto tra uomini e donne è più equilibrato (circa 3 a 2). L’esordio avviene tipicamente prima dei 40-45 anni, spesso già intorno ai 30. Di recente, abbiamo fatto importanti passi avanti nella comprensione e nella gestione della malattia, ma resta da sciogliere il nodo della diagnosi perché riconoscerla prima può cambiare la vita dei pazienti”.


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Malattie reumatologiche: ne soffrono 3,5 milioni di italiane

Impatto significativo su lavoro, pianificazione familiare e qualità della vita

23 aprile 2026 / Primo piano

“Nelle malattie reumatologiche la dimensione di genere è molto rilevante”, afferma Andrea Doria, Presidente SIR e Professore di Reumatologia presso l’Università di Padova. “In quelle autoimmuni sistemiche il divario maschi-femmine è particolarmente marcato: il lupus eritematoso sistemico colpisce le donne con un rapporto di circa 9 a 1 rispetto agli uomini, la malattia di Sjögren arriva oltre 10 a 1, mentre nella sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi il rapporto è di circa 5 a 1; anche patologie molto diffuse come l’osteoporosi presentano una netta predominanza femminile. Oggi disponiamo di terapie efficaci che hanno migliorato significativamente la prognosi di queste patologie ma è essenziale riconoscere come incidano in modo specifico sulla salute delle donne, richiedendo percorsi diagnostici e terapeutici sempre più attenti alle differenze di genere”.

“Infatti, oltre a essere più frequenti, le malattie reumatologiche nelle donne influenzano momenti cruciali del loro ciclo di vita, dall’adolescenza alla menopausa”, evidenzia Chiara Tani, coordinatrice del Gruppo di Studio SIR sulla medicina di genere e reumatologa presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana.

 

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